Stefano Montanari al Pasta Party

“…Simone lo sapeva. Quando si ammalò di quel cancro così apparentemente assurdo scrisse un libro. Bellissimo. Originalissimo. Simpatico e solare com’era lui che lottava sportivamente con la malattia e di tanto in tanto le dava un po’ di distacco. Mi chiese di scrivergli la prefazione e io lo feci. I proventi del libro li destinò a noi, alla ricerca che non riuscì a fargli tagliare il traguardo per primo. Il cancro lo aveva superato perché il cancro gioca sporco ma nessuno può squalificarlo perché lui non solo corre ma detta pure le regole”.

Faenza – Il 24 maggio a Faenza, il dott. Stefano Montanari interverrà al Pasta Party della 41° edizione della 100 km del Passatore per presentare un progetto di ricerca sugli effetti delle polveri sottili, in parte finanziato con la vendita del libro “Lo Zen, la Corsa e l’Arte di Vivere con il Cancro” scritto da Simone Grassi. A Simone Grassi è dedicato il premio speciale al migliore esordiente della 100 km del Passatore.

Simone lo conobbi anni fa a Dublino, presso l’università in cui lavorava. Di primo acchito tutto avrei pensato di lui tranne che fosse un maratoneta, non ne aveva il fisico, magari da calciatore o ciclista sì, ma i maratoneti sono fatti come me che lo ero stato un po’ di anni e di chili prima.

Il feeling tra noi scoccò immediatamente. I maratoneti si percepiscono reciprocamente in modo ignoto alla scienza, non saprei dire il perché, e di essere mangiatori di sudore ce lo dicemmo dopo sì e no un’ora da che ci eravamo visti per la prima volta senza che l’argomento avesse una qualunque attinenza con quello per il quale ci dovevamo incontrare.

A Dublino ero stato chiamato per non far aprire un enorme inceneritore che avrebbe appestato la città. Simone e i suoi amici non lo volevano quel coso, combattemmo insieme e quel coso non ci fu.

Avevano chiamato me perché io di mestiere faccio lo scienziato, nome altisonante in italiano, ma di fatto un mestiere da disperato, almeno in Italia. Disperato perché non c’è un soldo per tenere in vita una ricerca e questo soprattutto se, come la nostra, di mia moglie e mia, è una ricerca che fa a cazzotti con interessi miliardari, interessi che portano con loro la devastazione dell’ambiente, l’unico che abbiamo e quello da cui nessuno può evadere. E portano con loro le malattie, e la morte.

Io e mia moglie lavoriamo non solo gratis ma a nostre spese e con le spese abbiamo dato fondo ai risparmi di due vite. Non importa: l’abbiamo scelto noi. Abbiamo scoperto che le polveri degli inceneritori, del traffico, delle combustioni in generale entrano nell’organismo e lì fanno il diavolo a quattro: malformazioni fetali, infarti, ictus… e Cancro.

Le nostre ricerche ostacolano business miliardari e, allora, ci portano via lo strumento fondamentale della nostra ricerca: un microscopio elettronico particolare con cui possiamo vedere le polveri, le micro- e le nanoparticelle, nei tessuti malati, anche in quelli dei maratoneti. Sì, anche chi fa la vita sana si può ammalare, perché respira l’aria che respirano tutti, beve la stessa acqua, mangia gli stessi cibi di chiunque.

Questo non si doveva sapere. Tante cose sono tenute nascoste anche se costituirebbero un vanto per una nazione che di vanti non ne ha poi da buttare. Mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, è stata inserita dai nostri colleghi al livello mondiale tra i 32 scienziati più importanti del pianeta. Chi mi legge lo sa?

Tre volte siamo riusciti ad avere un microscopio, tre volte ce l’hanno portato via.

Simone lo sapeva. Quando si ammalò di quel cancro così apparentemente assurdo scrisse un libro. Bellissimo. Originalissimo. Simpatico e solare com’era lui che lottava sportivamente con la malattia e di tanto in tanto le dava un po’ di distacco. Mi chiese di scrivergli la prefazione e io lo feci. I proventi del libro li destinò a noi, alla ricerca che non riuscì a fargli tagliare il traguardo per primo. Il cancro lo aveva superato perché il cancro gioca sporco ma nessuno può squalificarlo perché lui non solo corre ma detta pure le regole.

Simone, però, è quello che si chiama il vincitore morale. Simone ha corso lealmente come ha sempre vissuto e mai, nemmeno quando il suo avversario giocava più sporco, Simone ha avuto una parola cattiva nei suoi riguardi.

Io, molto più vecchio di lui, curiosamente con lo stesso tempo in maratona, sono destinato a raccogliere una parte della sua eredità facendo di tutto per esserne degno. E la mia parte di eredità è l’impegno a non mollare perché noi maratoneti non molliamo mai. Noi, mia moglie ed io, continueremo a massacrarci in quella ricerca che non ha salvato Simone pur avendo salvato tante altre persone. Lo faremo ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, un aiuto che può apparire anche volgare come è quello di sacrificare qualche quattrino come investimento per il futuro, perché sempre in meno perdano la gara.

Stefano Montanari

 

Una risposta a Stefano Montanari al Pasta Party

  • giovanni granada scrive:

    IN BOCCA AL LUPO A TUTTI RAGAZZI!!!
    complimenti a Lorenzo per le iniziative che ha organizzato e a tutto il comitato e il gruppo per i risultati che state ottenendo, ognuno nel rispetto dei propri limiti e obiettivi.

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